Cosa significa didattica attiva?

07.04.2022

La didattica attiva può essere definita come un'esperienza di apprendimento in cui il protagonista è in primo luogo il bambino. L'insegnante ha il compito di coordinare, porre domande e suscitare interesse per gli argomenti trattati, in modo da favorire una maggiore partecipazione da parte della classe. Possiamo, quindi, dire che la didattica attiva è sinonimo di collaborazione e cooperazione.

Il metodo della didattica attiva è molto diffuso negli Stati Uniti, nel nord Europa e in Israele.

La didattica attiva limita l'utilizzo della lezione frontale classica a favore di attività che responsabilizzano i bambini nel compito di apprendere.
Il metodo utilizza sia il concetto d'interdipendenza positiva sia quello di responsabilità individuale. L'interdipendenza positiva esiste quando per raggiungere uno scopo o svolgere un compito non è possibile agire da soli: gli altri sono necessari e indispensabili ed è il fattore più rilevante di una didattica cooperativa. Questa si realizza quando gli allievi di un piccolo gruppo comprendono che il raggiungimento di uno scopo richiede cooperazione tra loro ed esige impegno da parte di tutti.
La responsabilità individuale esiste quando gli studenti sono responsabili del proprio apprendimento e dell'apprendimento degli altri membri del gruppo (per esempio, quando ciascun membro di un gruppo ha compiti e ruoli chiari da svolgere). 

Nella pratica i punti di partenza sono:
- entusiasmo
- gradualità
- globalità (ogni tematica deve abbracciare più discipline)
- qualità 
- autonomia (l'alunno deve acquisire un personale metodo di approccio alle materie)
- lavoro
- valorizzazione dell'errore.
Dall'errore, dalle incertezze, sorgono le domande, nasce la curiosità di comprendere meglio e insieme ci si impegna per trovare la soluzione giusta.
I bambini svolgono spesso attività in gruppi di studio, si scambiano i quaderni, applicando l'autocorrezione, si responsabilizzano e riescono, infine, a gestire in maniera autonoma il loro percorso formativo. I gruppi di lavoro sono aperti, possono confrontarsi, correggersi, dialogare e trovare soluzioni condivise.

Il punto di partenza dell'apprendimento dovrebbe sempre essere il vissuto, un problema reale: un problema di matematica può essere raccontato e sperimentato in modo concreto, abbracciando anche altre materie. La scuola deve essere vita, deve partire dalla realtà, in modo che i bambini sappiano dove e come indirizzare le proprie energie per risolvere problemi.
L'interdisciplinarietà è fondamentale: abitua i bambini al ragionamento e al problem solving.
Chi insegna è una guida più che un docente, un attore non protagonista. Non fornisce soluzioni, ma domande. Il suo compito è alimentare il desiderio di conoscere, per fare in modo che il bambino non acquisisca solo conoscenze, ma soprattutto abilità e competenze, e tra queste quella di "imparare ad imparare".

La didattica attiva si avvale di una serie di strategie tese a creare un apprendimento collaborativo; eccone alcune: 

- interdisciplinarietà: è una metodologia didattica che consiste nell'esaminare la realtà in tutti i suoi elementi, eliminando così la visione settoriale delle discipline e favorendo una conoscenza complessiva più approfondita, ampia e significativa;

- tempo del cerchio (circle time): i partecipanti si dispongono in cerchio, con un conduttore che ha il ruolo di sollecitare e coordinare il dibattito. Il conduttore assume il ruolo di interlocutore privilegiato nel porre domande o nel fornire risposte. 
Il circle time facilita e sviluppa la comunicazione circolare, favorisce la conoscenza di sè, promuove la libera e attiva espressione delle idee, delle opinioni, dei sentimenti e dei vissuti personali e, infine, crea un clima di serenità e di condivisione preliminare a qualunque successiva attività;

- apprendimento cooperativo (cooperative learning): non si tratta di semplici attività di gruppo, ma di vere e proprie forme di collaborazione reciproca, finalizzate all'apprendimento . I suoi principi fondanti sono:
- interdipendenza positiva nel gruppo
- responsabilità personale
- interazione promozionale faccia a faccia
- importanza delle competenze sociali
- controllo o revisione (riflessione) del lavoro svolto insieme
- valutazione individuale e di gruppo;

- gioco di ruolo (role playing): consiste nella simulazione dei comportamenti e degli atteggiamenti adottati generalmente nella vita reale. I bambini assumono i ruoli loro assegnati e si comportano come pensano si comporterebbero realmente nella situazione data. ha l'obiettivo di far acquisire la capacità di impersonare un ruolo e di comprendere in profondità ciò che il ruolo richiede; 

- educazione tra pari (peer education): in questo metodologia educativa i pari rappresentano modelli per l'acquisizione di conoscenze e competenze di varia natura e per la modifica di comportamenti e atteggiamenti, generalmente relativi allo "star bene"; 

- insegnamento capovolto (flipped classroom): consiste nel fare in modo che i bambini possano studiare prima di fare lezione in classe, anche attraverso dei video. Può sembrare banale, ma questo approccio consente di liberare un'incredibile quantità di tempo che potrà essere usato per l'apprendimento reale e più significativo, L'idea-base è che la lezione diventa compito a casa mentre il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori. In un approccio didattico di questo tipo, il bambino "impara ad imparare" e diventa più facilmente una persona attiva;

- didattica laboratoriale: è naturalmente attiva e privilegia l'apprendimento esperienziale per favorire il dialogo e la riflessione su quello che si fa. Consente ai bambini di costruire attivamente il proprio sapere. Promuove un apprendimento significativo e contestualizzato che favorisce la motivazione. 


Diario 2022-23

06.10.2022

L'ultimo anno della Casa dei Bambini... pronti per la scuola primaria nel 2023-24

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